La settimana seguente il prezzo delle patate è sempre di 2 euro ma
nel frattempo è successo qualcosa. Anna ha infatti sposato un
bravissimo falsario ed ora può destinare all’acquisto di patate 20
euro, di cui 10 falsi. All’apertura del mercato Anna acquista subito 10 Kg di patate e se
ne va. Quando poco dopo giunge Beatrice e compra gli ultimi 5 chili
Giorgio si ritrova senza più mercanzia. Siamo solo a metà mattinata e
le patate sono già state tutte vendute: non c’è più nulla per Carla,
che torna a casa a mani vuote. Nei giorni seguenti Giorgio ragiona tra sé e sé: “Poiché non posso
portare al mercato più di 15 chili di patate e dal momento che a 2 euro
le ho vendute tutte subito, potrei provare ad aumentare il prezzo!” Detto, fatto. La settimana successiva il prezzo delle patate è di 2 euro e cinquanta al chilo. Come al solito passa Anna con i suoi 20 euro, con i quali ora può
acquistare solo 8 kg di patate, seguita da Beatrice e Carla, le quali
si dividono a metà gli ultimi 7 chili, pagando 8 euro e 75 centesimi a
testa.
Giorgio l’ortolano se ne torna a casa con 37.5 euro, sette e mezzo in più della settimana precedente.
Che cosa ci insegna questo breve aneddoto esemplificativo?
- I primi a ricevere la moneta nuova incrementano il loro reddito a spese di chi la moneta non la riceve:
Anna riesce in un primo tempo ad acquistare i prodotti al “prezzo
vecchio” ed anche dopo l’adeguamento dei prezzi può comprare più patate
di quanto riuscisse a fare in partenza (+3 Kg) , il tutto a spese di
Carla e Beatrice (-1,5 Kg a testa).
- Il prezzo aumenta in seguito ad un incremento della domanda; Giorgio non aumenta il prezzo delle patate perché è un negoziante
cattivo e speculatore ma lo fa in seguito ad un aumento della domanda
di patate innescata dai dieci euro falsi di Anna. Un eventuale
intervento governativo volto a calmierare il prezzo non farebbe altro
che peggiorare la situazione.
- I prezzi non vengono adeguati in modo istantaneo ed uniforme; Trascorre del tempo tra l’introduzione della moneta nuova e
l’aumento effettivo dei prezzi e questi ultimi non aumentano in modo
uniforme.
Vediamo perché:
Siamo sempre al mercato e stavolta ci occupiamo di Dario il macellaio.
Anna è vegetariana, Carla e Beatrice spendono ogni settimana 10 euro
per comprare del filetto ed a fine giornata Giorgio l’ortolano destina
un terzo dei suoi ricavi (10 euro) all’acquisto di carne. Immaginiamo che la prima settimana il prezzo della carne sia di 10
euro al Kg e che Dario abbia in negozio 3 Kg di carne, che vengono
tutti venduti. Per tre settimane tutto continua come prima fino alla
sera della quarta settimana, quando Giorgio arriva in negozio con 13
euro (ne ha incassati 37,5) e vorrebbe acquistare della carne che però
non c’è.
Che cosa accadrà la settimana seguente al prezzo della carne? Dario lo aumenta ad 11 euro al chilogrammo! Tra l’altro sua moglie
Laura sì era lamentata con lui per l’"immotivato" aumento del prezzo
delle patate… Col passare del tempo, man mano che la nuova moneta “circola”
nell’economia, vi sono adeguamenti nei prezzi di tutti i beni (ed
eventualmente anche nei salari), ma in tempi ed in modalità diverse: la
settimana successiva all’introduzione dei 10 euro falsi il prezzo delle
patate è aumentato del 25% mentre quella seguente è toccato alla carne
rincarare del 10%. L’effetto globale è proprio quello di un aumento continuo e
generalizzato dei prezzi e dei salari accompagnato da un trasferimento
di ricchezza reale dagli ultimi a “ricevere la moneta nuova” (i
salariati il cui stipendio aumenta solo alla fine) verso i primi ad
utilizzarla.
Ma nel mondo reale chi è il falsario e soprattutto chi è Anna?
Banca Centrale, il falsario “a norma di legge” che con la “politica
monetaria” effettua una “iniezione di liquidità per stimolare
l’economia”. Quello che fa è invece regolare il sistema delle banche commerciali
stabilendone i requisiti di riserva obbligatoria, ovvero la percentuale
dei titoli e soprattutto dei depositi che deve essere depositata presso
la Banca Centrale, fissando il tasso di interesse per i propri prestiti
ed intervenendo come “prestatore di ultima istanza” ogni volta che le
banche si trovano in difficoltà.
Gli istituti di credito, sicuri di avere le spalle coperte dalla
Banca Centrale, si comportano piuttosto come un giocatore d’azzardo che
punta su investimenti sempre più rischiosi senza preoccuparsi delle
conseguenze.
Così nascono le bolle speculative e così si determinano le crisi che seguono.
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